Lughnasadh

1 Agosto – Lughnasadh


Nell’antica Europa uno dei più importanti eventi dell’anno agrario era, ed è ancora, il raccolto del grano. Risalente all’Età Neolitica, la coltivazione dei cereali ha letteralmente plasmato tutte le civiltà europee e mediterranee: la farina e il pane erano la vita per le antiche popolazioni.

Esistevano quindi feste di ringraziamento per il raccolto.

Nella tradizione celtica c’era la “Festa del Grano” o “Lughnasadh”, che era una della quattro feste principali, per esattezza l’ultima del calendario, e si svolgeva in piena estate, stagione in cui la terra dà frutti in abbondanza. Infatti era una festività in onore del dio Lugh, nel suo aspetto di distributore di ricchezze.
Lughnasadh significa “commemorazione o assemblea di Lugh”, ed è chiamata anche “Le nozze di Lugh”.

Secondo la tradizione Lugh è il dio del Sole della mitologia celtica. Egli viene chiamato con gli attributi onorifici di Lamfada, «dal Lungo Braccio» (una rappresentazione del raggio solare) e Samildánach, «dalle molte arti».
Venerato poiché abile in ogni arte conosciuta, di cui è anche divino ispiratore, nella mitologia irlandese era un dio-mago signore di tutte le arti: sapeva suonare l’arpa, comporre poesie, costruire case, forgiare il ferro e vincere le battaglie con la forza e la magia. Gli veniva attribuita anche l’invenzione del gioco degli scacchi.

Molti semi, cereali, erbe e frutti venivano raccolti e fatti seccare in questo periodo.

Il simbolo astrale di Lugh era il Sole (e infatti era noto anche come il “Lucente o Brillante”) e la sua arma preferita una lancia magica la cui punta riflette l’immagine del cielo stellato.
Come dio solare era colui che conosceva tutti i segreti del cielo e della Terra, come “Multiforme Artigiano”, invece, riuniva in sé tutte le categorie e trascendeva ogni funzione. Egli era il figlio di Arianrhod, Dea delle Stelle e della Reincarnazione. In suo onore si tenevano gare di destrezza sportiva.

Da molti Lugh è accostato per funzioni alla Dea Brighid, della quale sarebbe la controparte maschile.

 

Secondo la mitologia irlandese le origini della festa di Lughnasadh sono collegate soprattutto a Tailtiu (letteralmente “Terra fertile), dea della Luna e dell’Aurora, madre adottiva e nutrice di Lugh.
Tailtiu morì a causa del duro lavoro che aveva compiuto per rendere fertili le pianure irlandesi e, prima di morire, chiese che le pianure divenissero la sua tomba. Lugh ordinò agli Irlandesi di commemorare la madre scomparsa istituendo una festività, in cui si svolgevano “i giochi dell’assemblea di Tailtiu”, quindici giorni prima e quindici giorni dopo Lugnasadh.
Quindi la festività durava un intero mese e aveva anche e soprattutto lo scopo di radunare le varie popolazioni al momento del raccolto, sulle terre coltivate. Gli stessi raccolti sono essi stessi parte del corpo della Madre Terra, a ricordo del sacrificio di Tailtiu. I giochi che si svolgevano erano giochi funerari in suo onore. La tradizione dei giochi funerari ha paralleli in molte culture, basti ricordare le cerimonie funebri dei guerrieri morti ricordate nell’Iliade.

La tradizione ha però voluto che la festa fosse ripetuta in onore sia di Tailtiu che di Lugh, e che in questa stessa occasione venissero celebrate anche le “nozze di sovranità” tra il Dio Lugh e la mortale Erin (questa rappresentava la reincarnazione della “Grande Madre” Tailtiu o Danu, o, per molti, la stessa Irlanda), in occasione del suo accesso alla sovranità dei Tuatha De Danann.

Allo stesso modo tutti i re d’lrlanda si univano ritualmente alla Dea della Terra, la sola che concedeva loro la sovranità sul paese.
Contemporaneamente a ciò veniva celebrato un momento particolare nel ciclo della ruota dell’anno: il Dio progressivamente si fa scuro, perde la sua potenza di luce e calore con l’autunno che avanza, mentre la Dea dispensa i suoi primi frutti che assicureranno la continuità sino al nuovo ciclo.

A livello simbolico, il grano che viene mietuto e rilascia i semi per il futuro raccolto,
rappresenta quindi il sacrificio di morte e rinascita del principio divino della natura nel ciclo annuale, così come il sole che raggiunto il suo culmine si prepara a declinare.
Il grano mietuto nei campi e sacrificato, tranciato di netto da un colpo di falce, si trasforma poi in farina e poi ancora diventa pane, così come i frutti e le verdure vengono raccolte di modo che ci si possa nutrire.

Presso moltissime culture arcaiche si ritrova il tema di un Re sacrificale, fra cui i più noti sono Adone e Tammuz, che si unisce in matrimonio con la Dea della terra nelle cosiddette “Nozze Sacre” o “Banais regi” e viene poi ucciso al termine del suo mandato per assicurare fertilita’ ed abbondanza al suo Popolo. Egli viene poi sostituito da un nuovo giovane rappresentante che a sua volta verrà sacrificato.
Le analogie con il ciclo agricolo e stagionale sono fin troppo evidenti.

 

In Britannia il personaggio mitico John Barleycorn ancora oggi rappresenta lo spirito del grano e dell’orzo che si sacrifica per assicurare pane, birra e wiskey, mentre in Irlanda ritroviamo la stessa simbologia in Crom Dubh, festeggiato appunto a fine luglio. Egli è un’antica divinità sacrificale rappresentante lo spirito del grano.
La festa ricorda quindi anche il sacrificio del Dio (sotto forma di grano): nel suo ciclo di morte (per dare nutrimento alla popolazione) e rinascita, il grano veniva identificato come uno degli aspetti del dio Sole, che i Gaelici chiamavano Lugh.
Ed è per questo che è una festa molto importante: perchè legata al tema della morte e della rinascita della vita umana e di tutte le cose create o generate, che crescono e poi declinano. E’ una ruota che deve continuamente restare in equilibrio se si vuole che la vita continui a perpetuarsi. Il sacrificio e comunque visto come trasformazione, e non come una morte; una rinuncia necessaria per raggiungere un qualcosa di più importante e più profondo. Morte intesa come cambiamento e che quindi presuppone la rinascita.

Lammas è quindi la festa della trasformazione e della rinascita e questa è la legge della natura che si ripete. Il seme del Dio vive nel grembo della Madre che si trova nel periodo della sua massima abbondanza e i frutti del suo lavoro li vediamo ovunque.
Nell’antichita’ questo momento era identificato con il sacrificio dello spirito del grano, una successiva trasposizione della divinita’: nella festa del raccolto si celebra infatti la morte e la rinascita dello spirito del grano, che cade come spiga sotto la falce e risorge come farina, pane, e altro giovane seme per il ciclo successivo: Vita, Morte (intesa come trasformazione) e Nuova Vita. Un equilibrio che permette alla Ruota di proseguire il suo corso.
E’ quindi tempo di festa, per ciò che gli Dèi hanno donato, ma anche tempo di riflessione, per ciò che si raccoglie, esteriormente e interiormente, e per ciò che verrà nei mesi successivi, preparandoci all’avvento della metà oscura dell’anno. Anche noi siamo “maturi”, come i cereali, la frutta e le verdure, per un raccolto personale.
È un momento di raccoglimento interiore
, in previsione della prossima venuta dell’inverno. È un momento di meditazione sul ciclo di morte-vita-rinascita.

In questo giorno si festeggia la Grande Madre, che si trova nel periodo della sua massima abbondanza: i suoi frutti sono ovunque ed essa ce li dona; e il Dio che, proprio oggi, compie l’estremo sacrificio. E’ questo infatti il periodo in cui la notte domina sul giorno e le giornate iniziano ad accorciarsi.
Si sta verificando il fenomeno inverso rispetto alla precedente festa del Solstizio Estivo quando invece era il giorno, il Sole, a dominare sulla notte dando origine al giorno più lungo dell’anno.

 

Samildanach

Il Mercurio gallico di cui parla Cesare e del quale ci dice che nella sua epoca esistevano numerose statue diffuse in tutta la Gallia, non ha molto a che vedere con il Mercurio romano, e neppure con l’Ermete greco, se si eccettua da una parte il commercio, e dall’altra la strada. Cesare non ci riferisce il suo nome indigeno, ma possiamo ricostruirlo facilmente in Lugos o Lugu, nome che è servito a formare dei toponimi importanti quanto quelli di Lyon, Loudun o Leyde, che sono dei lugudunum (Fortezza di Lugu). Ed è l’irlandese Lug della Battaglia di Mag Tured.
La presentazione di Lug, che è assai completa, rientra nel quadro della narrazione degli avvenimenti che si svolgono, in Irlanda, tra la prima e la seconda battaglia di Mag Tured. I Tuatha Dè Danann hanno vinto i Fir Bolg con l’aiuto dei Fomori, questi misteriosi giganti che rappresentano il Caos, vale a dire le forze non organizzate. Ma, in conseguenza dell’incapacità del loro re Nuada, che ha perso un braccio e non può più governare, i Tuatha sono caduti sotto la dipendenza dei Fomori che li sfruttano pesantemente. Ma Nuada, munito di un braccio d’argento, ridiviene re ed invita i capi Tuatha ad un banchetto. La sala del banchetto è accuratamente custodita da un portiere che non lascia entrare nessuno che non abbia un’arte originale e differente dalle arti praticate da coloro che sono all’interno. Siamo nella sfera della specializzazione ad oltranza, e non è possibile avervi un doppio impiego, dal momento che il banchetto riunisce soltanto l èlite intellettuale, guerriera e artigiana dei Tuatha Dè Danann.

E’ allora che appare un giovane guerriero di nome Samildanach (Multiforme Artigiano), “amabile e bello, con un equipaggiamento da re”. Il giovane guerriero chiede di entrare. Lo si obbliga a dichiarare il proprio nome e si apprende così che si tratta di “Lug Lonnandsclech”, figlio di Cian e di Eithne. Il nonno paterno è Diancecht, il dio-medico dei Tuatha Dè Danann e quello materno è Balor, uno dei capi dei Femori, che possiede un incontestabile carattere titanico e ciclopico, temibile guerriero gigante guercio, il cui unico occhio può fulminare chiunque quando quattro uomini gli sollevano la pesante palpebra con un gancio levigato. Essendo ad un tempo Tuatha e Fomori, Lug partecipa di una doppia originale natura, ciò che gli darà il suo carattere eccezionale e, in ultima analisi, al di fuori di ogni classificazione. In effetti, non solo egli ha, dei Tuatha Dè Danann, la potenza organizzatrice, socializzata e spiritualizzata all’estremo, ma vi aggiunge, dei Fomori, la forza bruta, istintiva, non organizzata ma terribilmente efficace. Lug è una vera sintesi di due forze che si oppongono e combattono.
E’ l’incarnazione stessa di un monismo filosofico, la constatazione personalizzata del rifiuto celtico del principio della dualità.

Il giovane celtico insiste per entrare. Il portiere gli domanda:”Quale arte pratichi? Giacchè nessuno viene a Tara senza arte”.
Lug risponde che è carpentiere. Il portiere gli replica che ve n’è già uno. Lug dice allora successivamente che è fabbro, campione, arpista, eroe, poeta e storico, stregone, medico, coppiere e buon artigiano. Ogni volta il portiere gli risponde che ve n’è già uno e rifiuta a Lug l’ingresso nella sala del banchetto di Tara.
Allora Lug dice: “Domanda al re se egli ha un unico uomo che possiede tutte queste arti, e se ne ha uno, io non entrerò a Tara”. Il portiere va a trovare Nuada e racconta la sua conversazione con Samildanach.
Il re non può che convenire sul fatto che non vi è un solo “multiforme artigiano” al suo banchetto. Ma non è sufficiente affinché Lug possa entrare. Il re gli invia un gioco di scacchi affinché si misuri in una partita. Egli vince. Allora lo si fa entrare, ma il dio Ogmè lo sottopone ad un’altra prova.

Ogmè, che ha un carattere decisamente erculeo, trascina una enorme pietra “per la quale erano necessari gli sforzi di ottanta gioghi” e lancia una sfida a Lug. Costui solleva la pietra e la getta attraverso la casa. Ma non è finita qui: Lug deve suonare l’arpa. “Il giovane guerriero, la prima notte, suonò allora per le truppe e il re un ritornello, quasi una nenia. Li fece cadere nel sonno da quell’ora fino alla stessa ora del giorno seguente. Suonò un ritornello che invitava al riso, ed essi furono tutti nella gioia e nella gaiezza. Suonò il ritornello di tristezza, cosicché tutti piansero e si lamentarono”. Lug ha così superato tutte le prove.
Nuada tiene consiglio con gli altri capi dei Tuatha. Finalmente, Samildanach andò sul seggio del re e il re rimase in piedi davanti a lui per tredici giorni.


La sua infanzia è alquanto intricata, infatti vi è più di una versione su chi realmente lo allevò; la storia narra che Balor, temendo l’avverarsi di una profezia che lo voleva ucciso da un suo nipote, ordinò di gettare i tre figli avuti dalla figlia, ordine che venne eseguito ma per un caso fortuito uno dei tre nipoti, Lugh, riuscì a salvarsi e venne preso dalla Druidessa Birog, la quale lo portò al Dio del mare e delle profondità Manannan Mc Lyr, che allevò il giovane dandogli il nome di Goibhniu; in un’altra versione è Goibhniu stesso ad allevare il giovane Lugh, mentre la terza versione nomina come sua tutrice Tailtu, regina dei Fir Bolg.


Lleu Llaw Gyffes

La storia qui narrata riguarda la tradizione Irlandese; ma abbiamo Lugh come personaggio importante anche nella mitologia Gallese. Anche qui la sua infanzia non è certo tra le più normali ed il suo nome è Lleu Llaw Gyffes.
Egli è figlio di Arianrhod, una rappresentazione della Dea Bianca e di suo fratello Gwyddyon, un potente mago.

La madre irata per questa nascita non gradita getta tre geasa (imposizioni) sul bambino il quale non poteva:
– avere un nome finchè non gli lo avesse dato lei stessa;
– impugnare le armi finchè non fosse stata lei a dargliele;
– avere una donna umana;
tre divieti atti a escludere la sua stessa esistenza.

Il padre Gwyddyon si prende a cuore le sorti del figlio/nipote, quindi decide di aiutarlo; per fargli avere il nome si trasforma in un ciabattino e obbliga con l’inganno Arianrhod ad andare in spiaggia a provare delle scarpe, ma lì vi era anche il giovane Lugh ancora senza nome, il quale vedendo uno scricciolo appoggiarsi sull’albero della nave, scagliò una freccia che andò ad inserirsi tra osso e tendine.

La madre stupita da tanta bravura esclamò: “Lleu/Llaw Gyffes” (letteralmente significa “il Leone ha la mano ferma”), che rimarrà il suo nome.
Per ovviare al secondo geis, di fondamentale importanza per un celta, Gwyddyon utilizzando le sue arti magiche fece credere ad Arianrhod che il suo castello fosse sotto assedio, presa dal panico chiamò a sè i presenti dandogli le armi per la difesa; si presentò a lei anche il giovane L.L.G., così camuffato da non essere riconosciuto e ricevere anch’esso le armi.
Per infrangere il terzo divieto non serviva un consenso della madre, quindi Gwyddyon con l’aiuto di un altro zio del ragazzo, Math, crearono mediante la magia una donna, la più bella che si fosse mai vista, nata da una serie di fiori, il suo nome è Blodeuwedd.

La quantità di versioni e di divinità che gli avrebbero fatto da genitori a da tutori può sembrare a prima vista come una gran confusione, invece potrebbe essere dovuta proprio alle molteplici capacità che possiede Lugh.
Egli è per metà appartenente ai Fomori, i quali rappresentano le forze del caos, il disordine o come forze oscure, spesso rappresentati come demoni; ma per l’altra metà è un de Danann, popolo giunto dal nord esperto nella magia, popolo di druidi saggi ed esperti nell’arte, inoltre è un Dio luminoso, come dice il suo stesso nome, Lugh che significa per l’appunto luminoso.
Da notare che la sua tutrice Tailtu è la madre di luce. Continuando con le sue caratteristiche scopriamo che Lugh è anche un esperto di medicina, tanto che nella mitologia guarì Cùchulainn, una sua manifestazione o un suo figlio, riempiendo le sue ferite con delle erbe (sia Cian che Dianchect, suo padre e suo nonno paterno erano entrambi esperti in arti mediche)

Ma egli è anche patrono ed esperto delle arti tutte, dalla falegnameria, alla metallurgia, alla scultura alla musica, è un ottimo guerriero, così come suo nonno Balor e suoi fratelli Dagda e Ogmè.
Questa sua onniscienza che gli varrà il termine di Samildanach, colui che tutto fa.
Ma questa storia si è già narrata …

 

Le sue molteplici caratteristiche hanno fatto sì che Lugh venisse paragonato ad altre importanti divinità europee, ad esempio Apolllo, sia per la bellezza, sia perché entrambi rappresentano la luce e sia per il fatto che entrambi sono guaritori. Cesare, come si è visto, parlando di lui lo paragonò a Mercurio, stabilendo come sua particolarità principale il patrocinio di tutte le arti.


Ma forse quello che più assomiglia a Lugh e che ha almeno otto punti di convergenza con lui è Odino. Entrambi sono valorosi condottieri, hanno come arma caratteristica la Lancia, quella di Lugh è uno dei tesori d’Irlanda e chi la impugna non conosce sconfitta; tutti e due sono le figure principali in una guerra fra Dei; usano entrambi la magia e nel farlo Lugh chiude un’occhio mentre Odino già non ce l’ha di suo; entrambi hanno come animale Totem il Corvo. Lo stesso Lugh, nella battaglia di Mag Tured, viene avvisato dell’arrivo dei Fomori dal volo di uno stormo di corvi. Allo stesso mod, per la locazione di Lione, fu scelta un’altura dove vi si posò uno stormo di Corvi, uccelli che tra l’altro in lingua gaelica continentale si chiamavano lugos.

Un’altra comunanza tra Odino e Lugh sta nel essere entrambi patroni dei poeti, ed entrambi vengono equiparati dai romani a Mercurio.

 

Detto questo si può quindi affermare che senz’altro Lugh era la divinità più diffusa nelle Gallie, e a testimone di questo ne sono le 27 città in Europa che da lui prendono il nome, le oltre 500 iscrizioni votive e più di 350 monumenti a lui dedicati; cifre che non hanno riscontro in nessuna altra divinità.

 

Nonostante tutto, lui non è il Dio supremo, in quanto va ricordato che pur capitanando i Danann lui non è il Re, ma lo sostituisce soltanto, praticamente è una sorta di campione, che a sua volta non può esserlo in modo assoluto in quanto il campione è Ogma, ma soprattutto non è un Dio Padre e non genera dei figli divini come Odino o Dagda, ma nella mitologia si può considerare come il padre di due eroi mitici come Cuchulainn o Fionn, eroi ma pur sempre umani se non addirittura come emanazione stessa del Dio. Non è amato da tutti, infatti nella storia di Lleu Llaw Giffes, nel suo rapporto amoroso con Blodeuwedd, lei si innamora di un cacciatore dal nome Gronw Pebyr ed insieme tentano di ucciderlo; quasi ci riescono, se non fosse stato per il pronto intervento del solito Gwyddyon, che lo salva e punisce la povera Blodeuwedd trasformandola in civetta e condannandola a fuggire di fronte alla luce del giorno, mentre Gronw Pebyr viene ucciso direttamente da Lugh con un colpo di lancia.
È vero che il suo nome significa Luminoso, ma egli non è identificabile con il Sole alla stregua di Belenos; è più come se fosse la luce emanata dal sole, tanto è vero che uno dei suoi appellativi è quello di Lugh dal lungo braccio, il che potrebbe simbolizzare il raggio solare.
E’ un Dio importante perché ricopre tutti i campi ma senza identificarsi totalmente su una categoria e proprio per questo essere tutto ma al contempo nessuno, è così prezioso ed importante, diverso da tutti gli altri dei e quindi meritevole di protezione da parte degli altri dei stessi.

In Irlanda Lug era venerato come divinità guerriera; rivestito di elmo, corazza d’oro, camicia di seta, mantella verde e sandali dorati. Il primo agosto di ogni anno Lug celebrava il matrimonio con la Dea Terra: seguivano fiere commerciali, tra le quali la più conosciuta è quella di Telltown, località irlandese, il cui nome deriva dalla Dea Tailtei. In suo onore, fino al 1180, sono stati celebrati i Giochi Tailtei, istituiti da Lug per ricordarne la morte, avvenuta, secondo la leggenda, il primo agosto. L’importanza dei festeggiamenti fu riconosciuta da Augusto che, quando fondò Lugdunum (Lione) capitale della Gallia, istituì una festa il primo del mese. Per i Galli Augusto divenne l’incarnazione del Dio Lug.
Oltre a Lughnasad possiamo anche trovare scritto Lughnasadh oppure Lughnasa oppure Lugnasa, e, in irlandese moderno Lunasa (nome gaelico del mese di agosto).

 

Ritroviamo la celebrazione anche con un altro nome, “Lammas”. Questo nome è stato ripreso da una festività anglosassone che si celebrava nello stesso periodo e che dovrebbe avere origini simili. Infatti Lammas, che si fa derivare da “loaf-mass” (festa del pane), era una festa di ringraziamento e il pane simboleggiava il primo frutto del raccolto. Era quindi tempo per festeggiare e per esprimere gratitudine per cio’ che Madre Terra aveva donato.
Veniva celebrata indicativamente tra la fine di luglio e le prime settimane di agosto, tradizionalmente il 1 Agosto (a partire dal tramonto del Sole del 31 luglio e il 1 agosto, fino al tramonto) e, come le altre feste celtiche, era in relazione ad alcuni fondamentali momenti di passaggio dell’anno. Era dedicata al primo raccolto dei cereali dell’anno, in maniera particolare a quello del grano.

Tutti i riti miravano ad assicurare una stagione di frutti generosi; veniva praticata anche la raccolta di mirtilli a scopo divinatorio: se i mirtilli erano abbondanti, si riteneva che il raccolto avrebbe assicurato la sopravvivenza delle tribù durante i freddi e sterili mesi invernali.

 

Presso i celti questi giorni rappresentavano un momento di festa e riposo durante i quali godere dei frutti del primo raccolto, e rendere grazie alla Dea del raccolto e al Dio del grano. Inoltre ci si preparava ad affrontare le fatiche degl’ultimi raccolti autunnali. I giorni di stabile bel tempo erano la perfetta occasione per la riunione delle Tribù. È in tale periodo che venivano scambiate notizie e merci, si creavano alleanze e si potevano riabbracciare vecchi amici. Inoltre venivano organizzati giochi e tornei, gare di abilità o atletiche (gare di lotta, lancio di aste, tiro con l’arco, corse di cavalli…), che richiamavano i campioni anche da molto lontano. Essendo le arti sotto il patrocinio di Lugh si tenevano anche competizioni poetiche di Bardi e di musici.
Un riflesso di queste antiche assemblee si ritrova ancora oggi in Scozia con i tradizionali Highland Games che si tengono fra luglio e settembre. Ai Giochi delle Highlands, che prevedono gare di forza fra atleti e competizioni fra danzatori, intervengono campioni da ogni angolo del Paese.

 


All’alba della vigilia di Lughnasadh venivano inoltre costruite piccole capanne coperte di fiori, possibilmente vicino a corsi d’acqua, dove gli innamorati dormivano insieme la notte del 31 luglio. L’antica Legge Irlandese dei Brehon (druidi giudici, e le antiche “Leggi del breton” era un codice medioevale di legislazioni), si riferiva a Beltain come il periodo dei divorzi e a Lughnasadh come al periodo in cui le giovani coppie si univano in una sorta di matrimonio di prova e, entro Beltain, avrebbero dovuto decidere se sposarsi o meno. I due giovani infilavano le mani in una pietra perforata, e s’impegnavano a vivere assieme un anno e un giorno; e a lasciarsi dopo quel periodo, se non fossero andati d’accordo. Ma era anche il momento per celebrare i matrimoni e gli sposi eseguivano particolari danze rituali prima di essere uniti dai genitori.

La festa apparteneva inoltre alle quattro “feste del fuoco” e quindi veniva celebrata con fuochi rituali accesi in cima alle colline intorno ai quali tutti si riunivano.
Durante i giochi e i banchetti di Lughnasadh avvenivano scambi commerciali ma
era soprattutto il periodo delle assemblee plenarie del popolo, momento in cui
venivano dibattute le cause ed emessi i verdetti.

Oltre ai Celti …

Il periodo di Lughnasadh trova corrispondenze anche il altri popoli, oltre ai celti.
Un’usanza antichissima, diffusa in tutti i popoli, che persiste ancora oggi in alcuni paesi (come la Bretagna e la Scozia), era di lasciare incolto un pezzo di ogni campo, a disposizione degli spiriti maligni (oppure dello spirito della terra, o dei folletti o del diavolo, a seconda dei periodi); al momento della mietitura veniva offerto un fascio di spighe, che veniva lasciato sul terreno incolto. Il fascio veniva prelevato dall’ultimo covone; da questo venivano anche tolti i chicchi per la nuova semina autunnale, simbolo di continuità tra la vita e la morte. Spesso con le spighe intere si confezionava una piccola bambola portafortuna da appendere in casa.

Per i popoli del Nord il 31 di luglio era Lammas, la festa del matrimonio tra il dio Odino e la dea Frida nel Walhalla.

I Romani a fine luglio tenevano i Furinali, in onore delle Furie: un sacerdote sacrificava vittime per ingraziarsi le tre dee e chi aveva subito gravi torti chiedeva il loro intervento per vendicarsi di chi li aveva offesi.

Per gli Egizi il 31 di luglio era un momento molto importante: nella piramide di Cheope quattro gallerie erano allineate in modo tale da corrispondere esattamente alla posizione che avrebbero preso, proprio in questo giorno, quattro astri: Sirio (simbolo della dea Iside), Orione (simbolo di Osiride), Alpha Draconis e Kochab, la stella polare (simboli della cosiddetta “ascia di Horus”, l’arma che donava l’immortalità). I raggi delle quattro stelle arrivavano a colpire, tutti insieme, una camera nel cuore della piramide, detta Caverna Cosmica: la luce consacrava il Faraone, dio delle stelle, nel giorno chiamato dei Misteri della Magia Stellare.

La notte tra il 30 ed il 31 era dedicata a Khepra, il sacro scarabeo, detto anche “il Sole Nero”: si diceva che l’animale trascinasse le sue uova verso Est, per far nascere i suoi piccoli a Oriente, come il sole. Khepra era un simbolo, l’emblema di quelle energie nascoste nell’inconscio, che sarebbero esplose nel mattino, nel fulgore del Sole.

 


Nelle notti della tarda estate, illuminate dalle stelle più luminose, Vega e 
Altar, in Cina si narra la storia del grande amore tra un essere umano e un essere divino. E’ la storia del povero bovaro Niu Lang e della Fata Celeste Zhi Nu, la bella tessitrice. La leggenda è al tempo stesso un mito di fondazione cosmogonico e un rito propiziatorio per la terra.
Per Lughnasadh è favorito tutto ciò che riguarda l’amore e la fertilità. Infatti, questo giorno è chiamato anche il matrimonio del sole e della luna, e in molti paesi di tradizione celtica viene festeggiato similmente a Yule.

 

La Chiesa ha cercato di assorbire tale festività mettendoci in sostituzione la festa dell’ Assunzione, celebrata il 15 agosto. Sono innumerevoli nelle nostre tradizioni agresti le feste del raccolto, spesso associate con il Santo patrono locale e sentite ancora con quello spirito di compartecipazione collettiva alla gioia e al ringraziamento della Terra , proprie di società più primitive e spontanee.

Nell’area mediterranea ed europea si è detto che la mietitura era intesa come la sacra rappresentazione della morte rituale, per mezzo di ferimento e uccisione, della vegetazione cereale.
Così era la celebrazione dei Misteri Eleusini in Grecia che, partendo dalla spiga recisa, rinnovava, con una serie di pratiche simboliche, la rinascita ciclica. Al Raccolto, quando le spighe ondeggiano al vento, i contadini usavano cantare “sta arrivando la Madre del Grano”. A seconda del raccolto si usavano anche i termini Madre dell’orzo o Madre della segale. Spesso veniva simboleggiata con una bambolina vestita di bianco realizzata con l’ultimo covone che veniva portata fra i campi per fertilizzarli e propiziare un successivo buon raccolto.

 

 

La Madre del Grano, identificata con Demetra, possedeva un ruolo importante nelle usanze della mietitura. Nella tradizione di molte regioni si credeva di trovarla nell’ultimo fascio di spighe non mietute rimaste sul campo, e che tagliando queste la si facesse scappare o la si uccidesse. Per questo motivo l’ultimo covone veniva portato a casa e onorato come una divinità. Era successivamente posto nel granaio auspicando che al momento della trebbiatura riapparisse. Oppure la consuetudine di gettare nel fiume la Madre del grano per ottenere pioggia e rugiada per le messi; di appesantire la Vecchia del grano, onde ottenere un altrettanto pesante raccolto l’anno successivo; di spargere il grano dell’anno precedente fra le nuove piantine, e di dare l’ultimo covone in pasto al bestiame perché prosperi e si riproduca.

 

Nelle zone più rurali dell’isola, le Gaeltacht, alcune comunità irlandesi continuano a celebrare la festa con danze e fuochi propiziatori. Questa tradizione è diventata celebre grazie a un film, “Ballando a Lughnasa”, dove c’è una festa intorno a un falò in cima a un colle e le coppie di sposi si uniscono in matrimonio saltando il fuoco.

Le celebrazioni di Lughnasad si sono tenute anche fra i Galli continentali almeno fino al primo secolo dopo Cristo (come attesta il Calendario di Coligny, che risale a quell’epoca e ha registrato i nomi e i periodi delle feste celtiche). E il 1° Agosto in Svizzera c’è una festa nazionale, con l’accensione tradizionale di falò, che potrebbe derivare dall’antica tradizione celtica della “Festa del Grano”.
Dopo la cristianizzazione della Britannia si aggiunsero altre tradizioni: venivano cucinate delle focacce votive ottenute coi primi chicchi del grano mietuto e venivano fatte delle bambole con pannocchie di grano al fine di proteggere i campi, e si facevano correre lungo i pendii delle colline le cosiddette Ruote di Santa Caterina (ruote di carro incatramate e ricoperte di paglia). Si riteneva che mietere l’ultimo covone di grano portasse sfortuna, così i contadini lanciavano le loro falci contro l’ultimo covone, per non conoscere l’uccisore del dio del grano. Con l’ultimo covone si faceva una bambola, simboleggiante Ceridwen, la dea madre celtica, decorata con nastri scarlatti. La bambola rimaneva appesa sopra il focolare per tutto l’inverno.

 

Anche l’odierna festa di ferragosto , in realta’ ,affonda le sue radici nelle tradizioni di Lughnasadh.
In questa festa si prende atto del ciclo delle stagioni che si rincorrono e si mette da parte una porzione di grano per le semine; sono i chicchi che si sacrificano per seminare il prossimo raccolto e il nutrimento del futuro. Si dimostra, con questo atto di responsabilità, di essere ben coscienti che lavoro, fatiche e attese si ripresenteranno con il cambiare delle stagioni e che i festeggiamenti collettivi che caratterizzano questa festa sono un ringraziamento per il compimento di un’opera che in sé non può trovare mai una fine, che si rinnova continuamente.
È il mistero della vita, dei suoi ritmi.

Nel nostro tempo la festa coincide spesso con l’inizio delle ferie estive, la pausa più importante di riposo annuale. Anche nella società odierna il mese di agosto è quello in cui abbiamo più tempo per socializzare, stare maggiormente con la famiglia, con gli amici, intrecciare nuovi amori… , dedicarci più spesso a sport e divertimenti.
Inoltre in ogni città e paese, ormai, viene programmata una serie di manifestazioni
estive che comprende spettacoli, concerti e gare, spesso all’aria aperta, sotto
il fresco serale del cielo stellato.

 

Solo in pochi ormai partecipano al rito della mietitura (che nelle campagne continua a conservare la sua aura di sacralità – anche se più sommessa perché, grazie al progresso tecnologico, è meno condivisa) ma comunque, per quasi tutti l’anno di lavoro si conclude qui.
Il periodo delle ferie è anche un tempo di preghiera, per i credenti, e di riflessione e meditazione in generale: sui frutti che si stanno raccogliendo, esteriormente e interiormente e per sentire ancor più fortemente l’indissolubile legame che ci unisce alla Terra, da cui dipende il nostro benessere e l’intera nostra vita.

 

È quindi un tempo sia di godere dei propri sforzi mentre ci si concede un sano relax ristoratore, sia di fare serenamente un bilancio del raccolto personale, osservando quanto di buono si è prodotto e mettendo da parte l’esperienza migliore per farla “rigermogliare” nel prossimo raccolto.
A chi non è capitato di arrivare all’agognata data della partenza per il mare, i monti (o dovunque il desiderio lo ha portato) e rendersi conto di essere ormai così stanco e prosciugato da non riuscire altro che a lasciarsi andare, dormire, fermarsi? E allora si sviluppa il rimpianto che quei giorni tanto sognati (che sembravano un lungo periodo, visti in prospettiva…) ora sfuggano via veloci sulle pagine del calendario, senza che riusciamo a rallegrarli con tutte le attività progettate, senza che riusciamo a trovare l’energia per vedere e godere della compagnia di tutte quelle persone con cui durante l’anno ci siamo ripromessi “Quest’estate, insieme, faremo…”.

Nel moderno occidente non dobbiamo essere molto saggi se questa verità ogni anno ci sorprende, quando addirittura non ci spiazza o ci delude.
Gli orientali probabilmente la sanno più lunga di noi: secondo la cosmogonia taoista la stagione estiva si divide in due fasi, estate e tarda estate. L’estate corrisponde all’elemento Fuoco e la tarda estate corrisponde all’elemento Terra che però ha esaurito il suo ciclo dopo l’ultimo raccolto. La terra, arsa e brulla, si riposa in una morte rigeneratrice dopo il raccolto e poco prima di una tarda semina, più o meno in settembre, considerata punto di congiunzione tra estate e autunno.

In effetti anche per noi il periodo dopo il raccolto è un periodo di morte simbolica e reale: la mente ed il corpo hanno un momento di disgregazione: quasi nessuno (salvo i giovani che hanno forti capacità di recupero) riesce a stare bene nel periodo in cui, per convenzione sociale, si “dovrebbe” stare bene. Sono tempi esterni, dettati dal mondo e dai ritmi del lavoro: nei ritmi interni… la terra è esausta: ha dato tutto quel che poteva dare… che ci aspettiamo ancora da noi stessi?
Se riusciamo a prendere atto in anticipo di tutto questo, possiamo progettare il nostro riposo estivo con un’iniziale pausa di recupero delle energie. E possiamo progettare di concederci anche l’ozio come “moderno lusso”, senza doverlo per forza riempire a tutti i costi con tutto quello che non siamo riusciti a fare nel corso dell’anno. Possiamo quindi selezionare le cose da fare e le persone con cui condividerle, scegliendo il meglio e quello che ci dà più piacere, senza strafare, ma godendo più della qualità che non dibattendoci nell’eccesso delle attività e degli incontri. In questo modo l’abbondanza della stagione si concentra nella qualità del riposo che porta rigenerazione. I contatti umani ridiventano vivificanti e il piacere della compagnia onora lo spirito conviviale di Lugh.
Come sempre è una questione di consapevolezza: la Ruota che gira ci dà delle indicazioni, così come la tradizione… ma solo noi possiamo sapere cosa è giusto e adatto, in questo o quel momento, per il nostro cammino.
A buon conto, quale che sia il nostro stato energetico, Lughnasadh è un momento favorevole per procedere al ringraziamento per l’abbondanza ricevuta durante l’anno e per svolgere qualche rito per propiziarne la continuità nel futuro

 

A livello di percorso esoterico e maturativo, è il passaggio dal 6° al 7° Chakra, siamo al punto della “Maturazione dei frutti d’Oro” del Giardino delle Esperidi. Per capire il grande percorso effettuato, si tenga presente che si parte dal 1° Chakra, quello più basso detto radice o Muladhara, connesso alla vita istintiva, vegetativa e materiale, stadio da cui bisogna liberarsi per poter andare avanti. Lammas e il suo piano vibrazionale può essere rappresentato dal serpente ureo presente nella posizione del terzo occhio (Loto del Comando o 6° Chakra ) sui copricapo dei faraoni, che simbolicamente è “l’unione dei contrari” della Tradizione.

E’ il momento del cammino spirituale in cui le facoltà latenti e dormienti si svegliano portando coscienza e consapevolezza dei propri errori. Occorre uscire dagli schemi ripetitivi e ciclici rappresentati dal serpente Ouroboros avvolto su sé stesso.

 

A livello astrologico e simbolico, Lugnasadh rappresenta il momento delle nozze tra Sole e Luna. Il passaggio tra il Segno del Cancro a quello del Leone, ovvero tra Luna e Sole, tra Kundalini e Manas , tra Serpente e Aquila, tra mente e inconscio.
Nella tradizione magico-esoterica viene data rilevante importanza agli spiriti Elementali che contraddistinguono virtù di erbe, fiori e piante. Quindi possiamo facilmente correlare l’idea di uno “spirito elementare del grano” con l’usanza di non tagliare le ultime spighe nel campo (un po’ come per la tradizione di lasciare l’ultimo pomo del raccolto attaccato al ramo del suo albero, affinché “l’Uomo del melo” possa cibarsene e assicurare un buon raccolto futuro).

“Ecco l’insolito segreto, fratelli, ciò che è completamente sconosciuto. Eccovi la verità che vi è stata rivelata. Guardate come innaffiate la vostra terra e come fate crescere i vostri semi, in modo da poter raccogliere quando tutto è maturo! “
(dal Libro di Comario)

 

Corrispondenze:

Candele: gialle e arancioni
Incenso: incenso puro, valeriana, petali di girasole, bacche di ginepro, camomilla, verbena, mirra
Erbe: spighe, pannocchie, ortica, menta
Fiori: girasole
Colori: marrone dorato, giallo e arancio
Cibo: pane, bacche, ghiande, mele, vitello, riso, avena, mais e tutti i grani
Bevanda: sidro, vino rosso, birra
Pietre: Occhio di Tigre, Topazio Giallo e Citrino.

Usanze:
– Bruciare bacche di ginepro o rametti di alloro
– Bruciare incenso puro sui carboncini unendovi petali di girasole o valeriana.
– Tenere un rametto di alloro o di rosmarino o di tiglio sulla propria persona o nel portafoglio come amuleto (il tiglio per proteggersi dai pericoli)
– Tenere un rametto di tiglio sulla propria persona
– Assumere della mente in insalate varie o nel tè (o altre bevande)
– Fare delle fumigazioni con dell’ortica
– Aggiungere delle cime di ortica nuova (che non punge) in insalate
– Addobbare la casa con fasci di spighe, girasoli, pannocchie di mais, monete, cristalli arancioni o gialli.
– Usare tovaglie o tavaglioli di color giallo o arancione ed accendere candele dello stesso colore, ponendo spighe di grano, pannocchie, cestini di frutta e verdure appena dissotterrate, agli e cipolle sulle nostre tavole. Sulla tavola non devono mancare inoltre ciotole con prodotti derivati dai cereali; quindi farine di grano, granturco, avena ecc… Tutto naturalmente in modo simbolico.
– Un’attività di questo periodo è intrecciare spighe di grano per realizzare: corone, bamboline o piccole croci.
– E’ propiziatorio di buona fortuna mangiare il pane della festa confezionato da noi stessi con pasta di pane (reperibile anche già pronta in panetteria) impastata con un cucchiaio o due di erbe fresche: il basilico, l’origano, l’aneto, il prezzemolo, l’erba cipollina.
– I cibi di Lughnasadh includono more, frutti di bosco, pane, cereali e sidro.
– Allietarsi con banchetto, o andando alle corse dei cavalli o a vedere un concerto o una recita.
– Sono comuni le passeggiate nei frutteti, nei pressi di laghi e fiumi per ringraziare la Madre Terra.
– Piccolo rito con l’acqua: scrivere il problema che si vuole risolvere su una pietra e gettarla in un corso d’acqua. Appendere alla parete un cappello di paglia o delle spighe di grano finchè il problema non si sarà risolto.

 

Periodo ottimo per:
– Purificarsi
– Ricaricarsi di energia vitale e raggiungere un profondo senso di benessere psico-fisico
– Ottenere abbondanza in campo economico
– Ottenere serenità nel quotidiano
– Forza e decisione necessarie per porre fine a relazioni che sono vissute come causa di regressione
– Riallacciare storie quasi finite, riaccendere sentimenti.
– Il 31 luglio, il primo e il 2 di agosto sono i giorni giusti per gli scambi commerciali e le promesse di matrimonio.
– Meditare sul ciclo di morte-vita-rinascita
– Consolidare i nuovi frutti raccolti dentro ciascuno di noi. Lo scopo è quello di evitare la ripetizione del dolore venuto dagli “errori” Questo non comporta l’eliminazione del ricordo bensì la sua rielaborazione per ottenere un consolidamento dei risultati di crescita ottenuti durante l’anno. Tutto ciò significa anche conoscere meglio una parte di se stessi ed iniziare ad avere coscienza degli schemi di comportamento che ci sono stati inculcati fin dalla nascita e che ci hanno fatto soffrire.